Il Blog per discutere del Volume La Scuola Digitale Bruno Mondaodori Milano 2008 - paolo.ferri@unimib.it

domenica 29 novembre 2009

Nativi digitali su Current TV

La generazione nata negli anni ’90 è cresciuta in un ambiente pienamente digitale: internet, videogiochi, smartphone, social network sono per I nativi digitali pane quotidiano, parte integrante della loro vita.

Chi sono I figli della Rete, e quanto sono diversi dai loro padri?

Quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale?

Il video

Intervengono in questa puntata:

Dr. Gary Small (Neuroscienziato, UCLA)
Howard Rheingold (Insegnante e saggista, Stanford University)
Giovanni Boccia Artieri (Prof. Nuovi Media, Università di Urbino “Carlo Bo”)
Paolo Ferri (Prof. Tecnologie dell’Insegnamento, Università di Milano “Bicocca”)
Antonio Fini (Insegnante, collaboratore del Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione, Università di Firenze)

mercoledì 18 novembre 2009

Un computer per ogni Bambino OLPC a Cinisello

La risorsa naturale più preziosa per ogni paese sono i propri bambini. Per uno sviluppo futuro più equo ed equilibrato dobbiamo far leva sulle innate capacità dei bambini di imparare, condividere e creare da soli. Oggi le nuove tecnologie possono rappresentare uno strumento importante per far crescere queste capacita


Il Comune di Cinisello Balsamo e l’Università degli Studi Milano Bicocca invitano i bambini delle scuole di Cinisello Balsamo, gli Educatori e le loro famiglie al seminario-laboratorio:

Un computer per ogni bambino

Domenica 29 Novembre 2009 alle ore 14,30

Villa di Breme Forno - via Martinelli, 23 ingresso da via Diaz - Cinisello Balsamo (Mi)


un pomeriggio dedicato:
 ai bambini con laboratorio, momenti ludici e merenda;
 agli Educatori e alle famiglie per un confronto con gli esperti in tecniche didattiche e comunicazione.


Programma
• Ore 14,30 saluti
Natascia Magnani, Assessora alle Politiche Educative del Comune di Cinisello Balsamo.

• Ore 14,45 introduzione: I nativi digitali e il computer.
Paolo Ferri, Professore Associato di Tecnologie didattiche Teoria e tecniche dei nuovi media Università degli Studi Milano Bicocca•

Ore 15.00 Laboratorio per i bambini con i computer del Progetto OLPC
a cura di Paolo Ferri e Andrea Mangiatori, Dottorando di ricerca - Università Milano Bicocca

• Ore 16.15 presentazione del Progetto OLPC ONE LAPTOP PER CHILD

Susanna Mantovani Pro Rettore università degli Studi Milano Bicocca
Antonio Battro MD, PhD Chief Education Officer Progetto OLPC

Il progetto OLPC ONE LAPTOP PER CHILD è un progetto che ha l’obiettivo di fornire a ogni bambino del mondo, specie a quelli nei paesi in via di sviluppo, l'accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative attraverso l’utilizzo di un computer che è stato pensato e progettato per loro.

Testo invito

Il progetto OLPC ONE LAPTOP PER CHILD è un progetto che ha l’obiettivo di fornire a ogni bambino del mondo, specie a quelli nei paesi in via di sviluppo, l'accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative attraverso l’utilizzo di un computer che è stato pensato e progettato per essere fruibile dai bambini e per essere disponibile a bassissimi costi di produzione e di acquisto.

Il progetto OLPC, è stato avviato da Nicholas Negroponte dell’MIT media lab di boston , uno dei più prestigiosi centri di ricerca del mondo sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ed è diventato oggi una organizzazione senza scopo di lucro.

L’Università degli Studi Milano Bicocca e il Comune di Cinisello Balsamo hanno deciso di aderire a questo progetto e, sulla base di una convenzione stipulata dall’Università Milano Bicocca con OLPC, hanno deciso che Villa di Breme Forno divenga la sede dove sviluppare in Italia i progetto OLPC

OLPC
È un progetto educativo, non solo un semplice portatile.”
Nicholas Negroponte

martedì 20 ottobre 2009

Sei tutti invitati in Bicocca il 30 ottobre

Un premio nobel ai commons
Beni comuni, politiche della conoscenza e copyright nell’era di Internet
Ne discutono il 30 Ottobre, presso l’Università degli Studi Milano Bicocca, Facoltà di Scienze della Formazione, edificio U6 4 piano, Aula Riccardo Massa, ore 10.30
Fiorello Cortiana, Juan Carlos De Martin, Paolo Ferri, Andrea Rossetti
Per la prima volta nella storia della prestigiosa istituzione, il premio Nobel per l'Economia è stato assegnato a una donna, Elinor Ostrom. Ostrom insegna alla Indiana University di Bloomington, negli Usa; è una delle massime studiose delle conseguenze del rapporto tra gli uomini e l'ambiente. In particolare, ha concentrato il proprio lavoro sullo studio delle risorse comuni e della loro gestione, approfondendo l'analisi delle istituzioni che, nei secoli, sono state create a questo fine.
Elinor Ostrom è una studiosa molto nota negli Stati Uniti, ma poco tradotta in italiano. Uno dei due volumi disponibili nel nostro Paese è stato di recente pubblicato da Bruno Mondadori. Ha un titolo assai eloquente: La conoscenza come bene comune, e si concentra su un aspetto della riflessione sui beni comuni, assolutamente fondamentale nella società contemporanea: la necessità di considerare la conoscenza come "commons", come bene disponibile per tutti gli esseri umani, al pari dell'acqua o dell'aria. Con la differenza fondamentale che la fruizione della conoscenza da parte di un soggetto non ne limita l'utilizzo da parte di un altro.
Il dibattito sulla conoscenza come bene comune è molto acceso negli Stati Uniti, e dura ormai da alcuni anni. Dall'esito di tale dibattito, com'è intuibile, dipende non poco l'assetto della società di domani. I problemi dell'accesso all’informazione, del digital divide, del copyright sono tutti legati a questo tema e sono decisivi per l'evoluzione delle società informazionali. Non è dunque un caso che il Nobel per l'Economia sia stato assegnato proprio alla Ostrom, che in realtà è una scienziata della politica: oggi il dibattito sui commons è dirimente, su scala globale.
Discuteranno del tema a partire dalle riflessioni sviluppate da Elinor Ostrom venerdì 30 ottobre, alle ore 10.30, Fiorello Cortiana, Andrea Rossetti, docente di Filosofia del diritto all’Università Milano Bicocca, Juan Carlos De Martin docente al Politecnico di Torino e Direttore del Centro Nexa su Internet & Società, Paolo Ferri docente di Teoria e tecnica dei Nuovi media all’Università Bicocca e curatore dell’edizione italiana de "La conoscenza come bene comune"

lunedì 12 ottobre 2009

Il premio Nobel per l'economia a Elinor Ostrom



Elinor Ostrom ha vinto il premio Nobel per l'economia, un grande riconoscimento per chi studia e difende i beni comuni della conoscenza



Edizione italiana a cura di Paolo Ferri

LA CONOSCENZA COME BENE COMUNE
Dalla teoria alla pratica

Oggi attraverso Internet la conoscenza è potenzialmente disponibile per tutti con un solo click. Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che limitano l’accesso alle risorse on-line. Queste nuove forme di ipermoderne enclosures mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. E proprio di fronte a tale pericolo, questo volume ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per le moderne società che legano la loro prosperità e il loro sviluppo alla ricerca, alla formazione e alla massima diffusione sociale di saperi creativi e innovativi. Ma come preservare questo bene nell’epoca del neoliberismo informazionale globalizzato? Come evitare che il sistema ecologico-sociale della conoscenza “utile” venga travolto dalla privatizzazione? Per realizzare questo grande obiettivo democratico è necessario ripensare la proprietà intellettuale e il copyright, ma anche il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e delle forme di creazione e condivisione digitale dei saperi, così come il modo in cui i nuovi contenuti digitali possono essere conservati e resi disponibili attraverso il Web. Open content, Creative Commons e open source possono costituire un efficace modo di garantire l’accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale.

Con contributi di: David Bollier, James Boyle, James C. Cox, Shubha Ghosh, Charlotte Hess, Nancy Kranich, Peter Levine, Wendy Pradt Lougee, Elinor Ostrom, Charles M. Schweik, Peter Suber, J. Todd Swarthout, Donald J. Waters.

Edizione italiana a cura di Paolo Ferri

INDICE

Premessa all’edizione italiana di Fiorello Cortiana

Introduzione all’edizione italiana: La conoscenza come bene comune nell’epoca della rivoluzione digitale di Paolo Ferri

I. STUDIARE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

1. Introduzione: Panoramica sui beni comuni della conoscenza (di Charlotte Hess e Elinor Ostrom)
L’intento di questo libro
Breve storia degli studi sui beni comuni della conoscenza
Lo studio dei beni comuni tradizionali
La conoscenza come risorsa
La tragicommedia dei beni comuni
Due filoni
Chiarire la confusione che circonda i beni comuni della conoscenza
Ecosistema della conoscenza, azione collettiva e autogoverno: panoramica dei capitoli di questo libro
Dove ci conduce questo libro

2. Lo sviluppo del paradigma dei beni comuni (di David Bollier)
I beni comuni come linguaggio nuovo
Varietà di beni comuni dell’informazione
Il futuro dei beni comuni

3. Un framework per l’analisi dei beni comuni della conoscenza (di Elinor Ostrom e Charlotte Hess)
Studiare le istituzioni
Caratteristiche della risorsa
L’arena di azione
Modalità di interazione
Risultati
Criteri di valutazione
Esigenze di governo adattivo in un sistema complesso
Conclusione

II. PROTEGGERE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

4. Contrastare la “recinzione”: rivendicare i beni comuni della conoscenza (di Nancy Kranich)
La “recinzione” dei beni comuni scientifici e accademici
Rivendicare i beni comuni della conoscenza
Contrastare la “recinzione” dei beni comuni della conoscenza
Il ruolo delle biblioteche di ricerca
Trasformare le biblioteche di ricerca in beni comuni della conoscenza del xxi secolo
Governare i beni comuni della conoscenza
Finanziare i beni comuni della conoscenza
Sostenere la causa dei beni comuni della conoscenza
Opportunità di ricerca
Conclusione

5. Merton liberato? Accesso libero e decentralizzato a materiali culturali e scientifici (di James Boyle)
«Potrai avere la mia Biblioteca del Congresso solo quando...»
Una rete globale open source per il controllo delle informazioni
Oltre l’archivio specialistico? Utenti come progettisti
Con abbastanza cervelli diventa tutto interessante?
Conclusione

6. Preservare i beni comuni della conoscenza (di Donald J. Waters)
La natura mutevole della conservazione nei sistemi di comunicazione scientifica
La conservazione delle riviste elettroniche come problema dei beni comuni
Ruoli, responsabilità e modelli organizzativi per la conservazione
Caratteristiche delle iniziative basate su comunità per la conservazione dei beni comuni della conoscenza
Conclusione

III. COSTRUIRE NUOVI BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

7. Creare un bene comune attraverso il libero accesso (di Peter Suber)
Che cos’è il libero accesso?
Contenuto esente da royalty e generatore di royalty
Letteratura di ricerca ad accesso libero come bene comune intellettuale
Tragedie dei beni comuni oa
Il primato degli autori per il conseguimento di un bene comune oa
Diverse prospettive sui beni comuni oa
Cenni sulle iniziative di Fase 2

8. Come costruire un bene comune: la proprietà intellettuale è limitante, agevolante o irrilevante? (di Shubha Ghosh)
Gli argomenti pro e contro la proprietà intellettuale
Alcuni principi guida per la progettazione di un bene comune
La condivisione dei file e l’utilizzo sperimentale: due beni comuni molto esemplificativi e controversi
Conclusione

9. L’azione collettiva, l’impegno civile e i beni comuni della conoscenza (di Peter Levine)
Un esempio
I beni comuni associativi
Educazione civica dei giovani
L’università impegnata
Radici locali
Lavoro pubblico
Conclusione

10. Il software gratuito/open source come modello per l’istituzione di beni comuni nella scienza (di Charles M. Schweik)
Panoramica dei beni comuni del Free/Libre and Open-Source Software (foss)
Regole in uso: “copyleft”, licenze foss e governo del progetto
Estendere il paradigma collaborativo foss per creare un bene comune della scienza
Conclusione

11. La comunicazione scientifica e le biblioteche: le opportunità dei beni comuni (di Wendy Pradt Lougee)
Convenzioni comunicative nei beni comuni
Tendenze distribuite e aperte
Che cosa cambia: contenuto e pubblicazione
Che cosa cambia: le discipline
Che cosa cambia: le biblioteche
Conclusione

12. EconPort: creare e mantenere un bene comune della conoscenza (di James C. Cox e J. Todd Swarthout)
Microeconomia ed esperimenti
Esperimenti di microeconomia per la didattica
I laboratori di economia sperimentale come strutture di informazione
EconPort: una biblioteca digitale per la didattica della microeconomia
EconPort come bene pubblico locale (fruibile globalmente)
EconPort come bene comune della conoscenza associativo
Sostenibilità: promuovere una comunità di utenti e la diffusione dei workshop
Conclusione



LA CONOSCENZA COME BENE COMUNE
Dalla teoria alla pratica

a cura di Paolo Ferri

Oggi attraverso Internet la conoscenza è potenzialmente disponibile per tutti con un solo click. Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che limitano l’accesso alle risorse on-line. Queste nuove forme di ipermoderne enclosures mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. E proprio di fronte a tale pericolo, questo volume ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per le moderne società che legano la loro prosperità e il loro sviluppo alla ricerca, alla formazione e alla massima diffusione sociale di saperi creativi e innovativi. Ma come preservare questo bene nell’epoca del neoliberismo informazionale globalizzato? Come evitare che il sistema ecologico-sociale della conoscenza “utile” venga travolto dalla privatizzazione? Per realizzare questo grande obiettivo democratico è necessario ripensare la proprietà intellettuale e il copyright, ma anche il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e delle forme di creazione e condivisione digitale dei saperi, così come il modo in cui i nuovi contenuti digitali possono essere conservati e resi disponibili attraverso il Web. Open content, Creative Commons e open source possono costituire un efficace modo di garantire l’accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale.

Con contributi di: David Bollier, James Boyle, James C. Cox, Shubha Ghosh, Charlotte Hess, Nancy Kranich, Peter Levine, Wendy Pradt Lougee, Elinor Ostrom, Charles M. Schweik, Peter Suber, J. Todd Swarthout, Donald J. Waters.

Edizione italiana a cura di Paolo Ferri

INDICE

Premessa all’edizione italiana di Fiorello Cortiana

Introduzione all’edizione italiana: La conoscenza come bene comune nell’epoca della rivoluzione digitale di Paolo Ferri

I. STUDIARE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

1. Introduzione: Panoramica sui beni comuni della conoscenza (di Charlotte Hess e Elinor Ostrom)
L’intento di questo libro
Breve storia degli studi sui beni comuni della conoscenza
Lo studio dei beni comuni tradizionali
La conoscenza come risorsa
La tragicommedia dei beni comuni
Due filoni
Chiarire la confusione che circonda i beni comuni della conoscenza
Ecosistema della conoscenza, azione collettiva e autogoverno: panoramica dei capitoli di questo libro
Dove ci conduce questo libro

2. Lo sviluppo del paradigma dei beni comuni (di David Bollier)
I beni comuni come linguaggio nuovo
Varietà di beni comuni dell’informazione
Il futuro dei beni comuni

3. Un framework per l’analisi dei beni comuni della conoscenza (di Elinor Ostrom e Charlotte Hess)
Studiare le istituzioni
Caratteristiche della risorsa
L’arena di azione
Modalità di interazione
Risultati
Criteri di valutazione
Esigenze di governo adattivo in un sistema complesso
Conclusione

II. PROTEGGERE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

4. Contrastare la “recinzione”: rivendicare i beni comuni della conoscenza (di Nancy Kranich)
La “recinzione” dei beni comuni scientifici e accademici
Rivendicare i beni comuni della conoscenza
Contrastare la “recinzione” dei beni comuni della conoscenza
Il ruolo delle biblioteche di ricerca
Trasformare le biblioteche di ricerca in beni comuni della conoscenza del xxi secolo
Governare i beni comuni della conoscenza
Finanziare i beni comuni della conoscenza
Sostenere la causa dei beni comuni della conoscenza
Opportunità di ricerca
Conclusione

5. Merton liberato? Accesso libero e decentralizzato a materiali culturali e scientifici (di James Boyle)
«Potrai avere la mia Biblioteca del Congresso solo quando...»
Una rete globale open source per il controllo delle informazioni
Oltre l’archivio specialistico? Utenti come progettisti
Con abbastanza cervelli diventa tutto interessante?
Conclusione

6. Preservare i beni comuni della conoscenza (di Donald J. Waters)
La natura mutevole della conservazione nei sistemi di comunicazione scientifica
La conservazione delle riviste elettroniche come problema dei beni comuni
Ruoli, responsabilità e modelli organizzativi per la conservazione
Caratteristiche delle iniziative basate su comunità per la conservazione dei beni comuni della conoscenza
Conclusione

III. COSTRUIRE NUOVI BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

7. Creare un bene comune attraverso il libero accesso (di Peter Suber)
Che cos’è il libero accesso?
Contenuto esente da royalty e generatore di royalty
Letteratura di ricerca ad accesso libero come bene comune intellettuale
Tragedie dei beni comuni oa
Il primato degli autori per il conseguimento di un bene comune oa
Diverse prospettive sui beni comuni oa
Cenni sulle iniziative di Fase 2

8. Come costruire un bene comune: la proprietà intellettuale è limitante, agevolante o irrilevante? (di Shubha Ghosh)
Gli argomenti pro e contro la proprietà intellettuale
Alcuni principi guida per la progettazione di un bene comune
La condivisione dei file e l’utilizzo sperimentale: due beni comuni molto esemplificativi e controversi
Conclusione

9. L’azione collettiva, l’impegno civile e i beni comuni della conoscenza (di Peter Levine)
Un esempio
I beni comuni associativi
Educazione civica dei giovani
L’università impegnata
Radici locali
Lavoro pubblico
Conclusione

10. Il software gratuito/open source come modello per l’istituzione di beni comuni nella scienza (di Charles M. Schweik)
Panoramica dei beni comuni del Free/Libre and Open-Source Software (foss)
Regole in uso: “copyleft”, licenze foss e governo del progetto
Estendere il paradigma collaborativo foss per creare un bene comune della scienza
Conclusione

11. La comunicazione scientifica e le biblioteche: le opportunità dei beni comuni (di Wendy Pradt Lougee)
Convenzioni comunicative nei beni comuni
Tendenze distribuite e aperte
Che cosa cambia: contenuto e pubblicazione
Che cosa cambia: le discipline
Che cosa cambia: le biblioteche
Conclusione

12. EconPort: creare e mantenere un bene comune della conoscenza (di James C. Cox e J. Todd Swarthout)
Microeconomia ed esperimenti
Esperimenti di microeconomia per la didattica
I laboratori di economia sperimentale come strutture di informazione
EconPort: una biblioteca digitale per la didattica della microeconomia
EconPort come bene pubblico locale (fruibile globalmente)
EconPort come bene comune della conoscenza associativo
Sostenibilità: promuovere una comunità di utenti e la diffusione dei workshop
Conclusione

Lezione sul web 2.0

domenica 27 settembre 2009

domenica 5 luglio 2009

Progetto Bambino Autore

Il progetto bambino autore stato sviluppato negli scorsi 8 anni dagli insegnati della scuole del sud Milano che vi partecipano sotto la Guida del Maestro Stefano Merlo

giovedì 25 giugno 2009

lunedì 15 giugno 2009

Come Cambia la Scuola del web 2.0

Ecco la presentazione tenuta ai convegni Montecatini per la formazione LIM

sabato 4 aprile 2009

La conoscenza come bene comune edizione italia



E' uscito un libro molto importante per tutti gli amanti dell'open source e per tutti coloro che pensano che la conoscenza e l'educazione debbano essere pubbliche, vi possano accedere tutti a prescindere dal censo e dal paese di provenienza. Ecco l'introduzione di Paolo Ferri
Oggi attraverso internet la conosenza è potenzialmente disponibile per tutti con un solo click. Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che limitano l'accesso alle risorse on-line. Queste nuove forme di ipermoderne enclosures mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. E proprio di fronte a tale pericolo, questo volume ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per le moderne società che legano la loro prosperità e il loro sviluppo alla ricerca, alla formazione e alla massima diffusione sociale di saperi creativi e innovativi. Ma come preservare questo bene nell'epoca del neoliberismo informazionale globalizzato? Come evitare che il sistema ecologico-sociale della conoscenza "utile" venga travolto dalla privatizzazione? Per realizzare questo grande obiettivo democratico è necessario ripensare la proprietà intellettuale e il copyright, ma anche il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e delle forme di creazione e condivisione digitale dei saperi, così come il modo in cui i nuovi contenuti digitali possono essere conservati e resi disponibili attraverso il web. Open content, creative commons e open source possono costituire un efficace modo di garantire l'accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale.

Vai al gruppo di discussione La conocenza come bene comune di Facebook


Il libro

La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica
Hess C., Ostrom E., edizione italiana di Paolo Ferri
Katerinov I.0
Mondadori Bruno, 2009
Pagine: LIV-409

La scuola digitale tre convegni tra febbraio marzo

Un febbraio e marzo denso di appuntamenti sulla "scuola digitale" in ordine cronologico inverso

1. La Fondazione per la Scuola di Intesa San Paolo, ha organizzato a Marzo un convegno internazionale di grande interesse "Una giornata di Scuola nel 2020" che ha fatto il punto sulla stato della "scuola ditale" nel mondo. Il Convegno il 26 e il 27 marzo dedicato al tema delle nuove tecnologie e delle nuove modalità di apprendimento ha offerto una preziosa occasino di incontro per le scuole e per i ricercatori nei vari ambiti delle discipline legate alle tecnologie didattiche. Sul sito sono disponibile anche tutte le relazioni delle due giornate.

2. L'associazione Nova multimedia ha organizzato il Convegno Nati digitali di cui è dispobile anche un e-book.
Nati Digitali è un percorso culturale che aggrega sempre più consensi e menti eccellenti. A Milano il 20 marzo grazie a Dianora Bardi, Presidente dell’Associazione no profit Nova Multimedia e referente ENIS si riuniscono esperti di ogni settore culturale per riproporre un momento di riflessione sulle caratteristiche della prossima generazione di uomini. A Milano la parola è stata data anche ai Nati Digitali con l’intervento dei giovani che proporranno i risultati di un questionario promosso dalla Bardi. Al tavolo dei relatori Maria Pia Rossignaud, direttore di Media Duemila ed unica italiana ad aver partecipato alla serie di seminari organizzati dalla Biblioteca del Congresso sui Nati Digitali, Derrick de Kerckhove, guru internazionale del mondo della cultura digitale, Edoardo Boncinelli scienziato esperto del cervello, Giovanni Biondi Direttore generale dell’ANSAS, i professori Giovanni Degli Antoni, Paolo Ferri, Piercesare Rivoltella, 'esploratore digitale David Orban, il giornalista Paolo Liguori, direttore di TGcom.
Un parterre eccezionale che darà risposte a tante domande, fra le quali evidenziamo quelle legate a nuovi percorsi di formazione, a nuove infrastrutture ed inve

3. L'ADI, in collaborazione con Fondazione per la scuola ha organizzato anche il Seminario internazionale “Da Socrate a Google. Come si apprende nel nuovo millennio”, tenutosi a Bologna il 27 e 28 febbraio scorso e organizzato dall'Associazione Docenti Italiani (ADI), la relazione di Norberto Bottani, già alto funzionario OCSE ed ex-Direttore dello SRED, Ginevra; membro del Consiglio Direttivo della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo.