La scuola digitale di Paolo Ferri

Il Blog per discutere del Volume La Scuola Digitale Bruno Mondaodori Milano 2008 - paolo.ferri@unimib.it

domenica 29 novembre 2009

Nativi digitali su Current TV

La generazione nata negli anni ’90 è cresciuta in un ambiente pienamente digitale: internet, videogiochi, smartphone, social network sono per I nativi digitali pane quotidiano, parte integrante della loro vita.

Chi sono I figli della Rete, e quanto sono diversi dai loro padri?

Quali sono le implicazioni a livello sociologico, psicologico e cognitivo del crescere ed apprendere in un ambiente digitale?

Il video

Intervengono in questa puntata:

Dr. Gary Small (Neuroscienziato, UCLA)
Howard Rheingold (Insegnante e saggista, Stanford University)
Giovanni Boccia Artieri (Prof. Nuovi Media, Università di Urbino “Carlo Bo”)
Paolo Ferri (Prof. Tecnologie dell’Insegnamento, Università di Milano “Bicocca”)
Antonio Fini (Insegnante, collaboratore del Laboratorio di Tecnologie dell’Educazione, Università di Firenze)

mercoledì 18 novembre 2009

Un computer per ogni Bambino OLPC a Cinisello

La risorsa naturale più preziosa per ogni paese sono i propri bambini. Per uno sviluppo futuro più equo ed equilibrato dobbiamo far leva sulle innate capacità dei bambini di imparare, condividere e creare da soli. Oggi le nuove tecnologie possono rappresentare uno strumento importante per far crescere queste capacita


Il Comune di Cinisello Balsamo e l’Università degli Studi Milano Bicocca invitano i bambini delle scuole di Cinisello Balsamo, gli Educatori e le loro famiglie al seminario-laboratorio:

Un computer per ogni bambino

Domenica 29 Novembre 2009 alle ore 14,30

Villa di Breme Forno - via Martinelli, 23 ingresso da via Diaz - Cinisello Balsamo (Mi)


un pomeriggio dedicato:
 ai bambini con laboratorio, momenti ludici e merenda;
 agli Educatori e alle famiglie per un confronto con gli esperti in tecniche didattiche e comunicazione.


Programma
• Ore 14,30 saluti
Natascia Magnani, Assessora alle Politiche Educative del Comune di Cinisello Balsamo.

• Ore 14,45 introduzione: I nativi digitali e il computer.
Paolo Ferri, Professore Associato di Tecnologie didattiche Teoria e tecniche dei nuovi media Università degli Studi Milano Bicocca•

Ore 15.00 Laboratorio per i bambini con i computer del Progetto OLPC
a cura di Paolo Ferri e Andrea Mangiatori, Dottorando di ricerca - Università Milano Bicocca

• Ore 16.15 presentazione del Progetto OLPC ONE LAPTOP PER CHILD

Susanna Mantovani Pro Rettore università degli Studi Milano Bicocca
Antonio Battro MD, PhD Chief Education Officer Progetto OLPC

Il progetto OLPC ONE LAPTOP PER CHILD è un progetto che ha l’obiettivo di fornire a ogni bambino del mondo, specie a quelli nei paesi in via di sviluppo, l'accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative attraverso l’utilizzo di un computer che è stato pensato e progettato per loro.

Testo invito

Il progetto OLPC ONE LAPTOP PER CHILD è un progetto che ha l’obiettivo di fornire a ogni bambino del mondo, specie a quelli nei paesi in via di sviluppo, l'accesso alla conoscenza e alle moderne forme educative attraverso l’utilizzo di un computer che è stato pensato e progettato per essere fruibile dai bambini e per essere disponibile a bassissimi costi di produzione e di acquisto.

Il progetto OLPC, è stato avviato da Nicholas Negroponte dell’MIT media lab di boston , uno dei più prestigiosi centri di ricerca del mondo sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione ed è diventato oggi una organizzazione senza scopo di lucro.

L’Università degli Studi Milano Bicocca e il Comune di Cinisello Balsamo hanno deciso di aderire a questo progetto e, sulla base di una convenzione stipulata dall’Università Milano Bicocca con OLPC, hanno deciso che Villa di Breme Forno divenga la sede dove sviluppare in Italia i progetto OLPC

OLPC
È un progetto educativo, non solo un semplice portatile.”
Nicholas Negroponte

martedì 20 ottobre 2009

Sei tutti invitati in Bicocca il 30 ottobre

Un premio nobel ai commons
Beni comuni, politiche della conoscenza e copyright nell’era di Internet
Ne discutono il 30 Ottobre, presso l’Università degli Studi Milano Bicocca, Facoltà di Scienze della Formazione, edificio U6 4 piano, Aula Riccardo Massa, ore 10.30
Fiorello Cortiana, Juan Carlos De Martin, Paolo Ferri, Andrea Rossetti
Per la prima volta nella storia della prestigiosa istituzione, il premio Nobel per l'Economia è stato assegnato a una donna, Elinor Ostrom. Ostrom insegna alla Indiana University di Bloomington, negli Usa; è una delle massime studiose delle conseguenze del rapporto tra gli uomini e l'ambiente. In particolare, ha concentrato il proprio lavoro sullo studio delle risorse comuni e della loro gestione, approfondendo l'analisi delle istituzioni che, nei secoli, sono state create a questo fine.
Elinor Ostrom è una studiosa molto nota negli Stati Uniti, ma poco tradotta in italiano. Uno dei due volumi disponibili nel nostro Paese è stato di recente pubblicato da Bruno Mondadori. Ha un titolo assai eloquente: La conoscenza come bene comune, e si concentra su un aspetto della riflessione sui beni comuni, assolutamente fondamentale nella società contemporanea: la necessità di considerare la conoscenza come "commons", come bene disponibile per tutti gli esseri umani, al pari dell'acqua o dell'aria. Con la differenza fondamentale che la fruizione della conoscenza da parte di un soggetto non ne limita l'utilizzo da parte di un altro.
Il dibattito sulla conoscenza come bene comune è molto acceso negli Stati Uniti, e dura ormai da alcuni anni. Dall'esito di tale dibattito, com'è intuibile, dipende non poco l'assetto della società di domani. I problemi dell'accesso all’informazione, del digital divide, del copyright sono tutti legati a questo tema e sono decisivi per l'evoluzione delle società informazionali. Non è dunque un caso che il Nobel per l'Economia sia stato assegnato proprio alla Ostrom, che in realtà è una scienziata della politica: oggi il dibattito sui commons è dirimente, su scala globale.
Discuteranno del tema a partire dalle riflessioni sviluppate da Elinor Ostrom venerdì 30 ottobre, alle ore 10.30, Fiorello Cortiana, Andrea Rossetti, docente di Filosofia del diritto all’Università Milano Bicocca, Juan Carlos De Martin docente al Politecnico di Torino e Direttore del Centro Nexa su Internet & Società, Paolo Ferri docente di Teoria e tecnica dei Nuovi media all’Università Bicocca e curatore dell’edizione italiana de "La conoscenza come bene comune"

lunedì 12 ottobre 2009

Il premio Nobel per l'economia a Elinor Ostrom



Elinor Ostrom ha vinto il premio Nobel per l'economia, un grande riconoscimento per chi studia e difende i beni comuni della conoscenza



Edizione italiana a cura di Paolo Ferri

LA CONOSCENZA COME BENE COMUNE
Dalla teoria alla pratica

Oggi attraverso Internet la conoscenza è potenzialmente disponibile per tutti con un solo click. Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che limitano l’accesso alle risorse on-line. Queste nuove forme di ipermoderne enclosures mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. E proprio di fronte a tale pericolo, questo volume ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per le moderne società che legano la loro prosperità e il loro sviluppo alla ricerca, alla formazione e alla massima diffusione sociale di saperi creativi e innovativi. Ma come preservare questo bene nell’epoca del neoliberismo informazionale globalizzato? Come evitare che il sistema ecologico-sociale della conoscenza “utile” venga travolto dalla privatizzazione? Per realizzare questo grande obiettivo democratico è necessario ripensare la proprietà intellettuale e il copyright, ma anche il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e delle forme di creazione e condivisione digitale dei saperi, così come il modo in cui i nuovi contenuti digitali possono essere conservati e resi disponibili attraverso il Web. Open content, Creative Commons e open source possono costituire un efficace modo di garantire l’accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale.

Con contributi di: David Bollier, James Boyle, James C. Cox, Shubha Ghosh, Charlotte Hess, Nancy Kranich, Peter Levine, Wendy Pradt Lougee, Elinor Ostrom, Charles M. Schweik, Peter Suber, J. Todd Swarthout, Donald J. Waters.

Edizione italiana a cura di Paolo Ferri

INDICE

Premessa all’edizione italiana di Fiorello Cortiana

Introduzione all’edizione italiana: La conoscenza come bene comune nell’epoca della rivoluzione digitale di Paolo Ferri

I. STUDIARE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

1. Introduzione: Panoramica sui beni comuni della conoscenza (di Charlotte Hess e Elinor Ostrom)
L’intento di questo libro
Breve storia degli studi sui beni comuni della conoscenza
Lo studio dei beni comuni tradizionali
La conoscenza come risorsa
La tragicommedia dei beni comuni
Due filoni
Chiarire la confusione che circonda i beni comuni della conoscenza
Ecosistema della conoscenza, azione collettiva e autogoverno: panoramica dei capitoli di questo libro
Dove ci conduce questo libro

2. Lo sviluppo del paradigma dei beni comuni (di David Bollier)
I beni comuni come linguaggio nuovo
Varietà di beni comuni dell’informazione
Il futuro dei beni comuni

3. Un framework per l’analisi dei beni comuni della conoscenza (di Elinor Ostrom e Charlotte Hess)
Studiare le istituzioni
Caratteristiche della risorsa
L’arena di azione
Modalità di interazione
Risultati
Criteri di valutazione
Esigenze di governo adattivo in un sistema complesso
Conclusione

II. PROTEGGERE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

4. Contrastare la “recinzione”: rivendicare i beni comuni della conoscenza (di Nancy Kranich)
La “recinzione” dei beni comuni scientifici e accademici
Rivendicare i beni comuni della conoscenza
Contrastare la “recinzione” dei beni comuni della conoscenza
Il ruolo delle biblioteche di ricerca
Trasformare le biblioteche di ricerca in beni comuni della conoscenza del xxi secolo
Governare i beni comuni della conoscenza
Finanziare i beni comuni della conoscenza
Sostenere la causa dei beni comuni della conoscenza
Opportunità di ricerca
Conclusione

5. Merton liberato? Accesso libero e decentralizzato a materiali culturali e scientifici (di James Boyle)
«Potrai avere la mia Biblioteca del Congresso solo quando...»
Una rete globale open source per il controllo delle informazioni
Oltre l’archivio specialistico? Utenti come progettisti
Con abbastanza cervelli diventa tutto interessante?
Conclusione

6. Preservare i beni comuni della conoscenza (di Donald J. Waters)
La natura mutevole della conservazione nei sistemi di comunicazione scientifica
La conservazione delle riviste elettroniche come problema dei beni comuni
Ruoli, responsabilità e modelli organizzativi per la conservazione
Caratteristiche delle iniziative basate su comunità per la conservazione dei beni comuni della conoscenza
Conclusione

III. COSTRUIRE NUOVI BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

7. Creare un bene comune attraverso il libero accesso (di Peter Suber)
Che cos’è il libero accesso?
Contenuto esente da royalty e generatore di royalty
Letteratura di ricerca ad accesso libero come bene comune intellettuale
Tragedie dei beni comuni oa
Il primato degli autori per il conseguimento di un bene comune oa
Diverse prospettive sui beni comuni oa
Cenni sulle iniziative di Fase 2

8. Come costruire un bene comune: la proprietà intellettuale è limitante, agevolante o irrilevante? (di Shubha Ghosh)
Gli argomenti pro e contro la proprietà intellettuale
Alcuni principi guida per la progettazione di un bene comune
La condivisione dei file e l’utilizzo sperimentale: due beni comuni molto esemplificativi e controversi
Conclusione

9. L’azione collettiva, l’impegno civile e i beni comuni della conoscenza (di Peter Levine)
Un esempio
I beni comuni associativi
Educazione civica dei giovani
L’università impegnata
Radici locali
Lavoro pubblico
Conclusione

10. Il software gratuito/open source come modello per l’istituzione di beni comuni nella scienza (di Charles M. Schweik)
Panoramica dei beni comuni del Free/Libre and Open-Source Software (foss)
Regole in uso: “copyleft”, licenze foss e governo del progetto
Estendere il paradigma collaborativo foss per creare un bene comune della scienza
Conclusione

11. La comunicazione scientifica e le biblioteche: le opportunità dei beni comuni (di Wendy Pradt Lougee)
Convenzioni comunicative nei beni comuni
Tendenze distribuite e aperte
Che cosa cambia: contenuto e pubblicazione
Che cosa cambia: le discipline
Che cosa cambia: le biblioteche
Conclusione

12. EconPort: creare e mantenere un bene comune della conoscenza (di James C. Cox e J. Todd Swarthout)
Microeconomia ed esperimenti
Esperimenti di microeconomia per la didattica
I laboratori di economia sperimentale come strutture di informazione
EconPort: una biblioteca digitale per la didattica della microeconomia
EconPort come bene pubblico locale (fruibile globalmente)
EconPort come bene comune della conoscenza associativo
Sostenibilità: promuovere una comunità di utenti e la diffusione dei workshop
Conclusione



LA CONOSCENZA COME BENE COMUNE
Dalla teoria alla pratica

a cura di Paolo Ferri

Oggi attraverso Internet la conoscenza è potenzialmente disponibile per tutti con un solo click. Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che limitano l’accesso alle risorse on-line. Queste nuove forme di ipermoderne enclosures mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. E proprio di fronte a tale pericolo, questo volume ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per le moderne società che legano la loro prosperità e il loro sviluppo alla ricerca, alla formazione e alla massima diffusione sociale di saperi creativi e innovativi. Ma come preservare questo bene nell’epoca del neoliberismo informazionale globalizzato? Come evitare che il sistema ecologico-sociale della conoscenza “utile” venga travolto dalla privatizzazione? Per realizzare questo grande obiettivo democratico è necessario ripensare la proprietà intellettuale e il copyright, ma anche il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e delle forme di creazione e condivisione digitale dei saperi, così come il modo in cui i nuovi contenuti digitali possono essere conservati e resi disponibili attraverso il Web. Open content, Creative Commons e open source possono costituire un efficace modo di garantire l’accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale.

Con contributi di: David Bollier, James Boyle, James C. Cox, Shubha Ghosh, Charlotte Hess, Nancy Kranich, Peter Levine, Wendy Pradt Lougee, Elinor Ostrom, Charles M. Schweik, Peter Suber, J. Todd Swarthout, Donald J. Waters.

Edizione italiana a cura di Paolo Ferri

INDICE

Premessa all’edizione italiana di Fiorello Cortiana

Introduzione all’edizione italiana: La conoscenza come bene comune nell’epoca della rivoluzione digitale di Paolo Ferri

I. STUDIARE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

1. Introduzione: Panoramica sui beni comuni della conoscenza (di Charlotte Hess e Elinor Ostrom)
L’intento di questo libro
Breve storia degli studi sui beni comuni della conoscenza
Lo studio dei beni comuni tradizionali
La conoscenza come risorsa
La tragicommedia dei beni comuni
Due filoni
Chiarire la confusione che circonda i beni comuni della conoscenza
Ecosistema della conoscenza, azione collettiva e autogoverno: panoramica dei capitoli di questo libro
Dove ci conduce questo libro

2. Lo sviluppo del paradigma dei beni comuni (di David Bollier)
I beni comuni come linguaggio nuovo
Varietà di beni comuni dell’informazione
Il futuro dei beni comuni

3. Un framework per l’analisi dei beni comuni della conoscenza (di Elinor Ostrom e Charlotte Hess)
Studiare le istituzioni
Caratteristiche della risorsa
L’arena di azione
Modalità di interazione
Risultati
Criteri di valutazione
Esigenze di governo adattivo in un sistema complesso
Conclusione

II. PROTEGGERE I BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

4. Contrastare la “recinzione”: rivendicare i beni comuni della conoscenza (di Nancy Kranich)
La “recinzione” dei beni comuni scientifici e accademici
Rivendicare i beni comuni della conoscenza
Contrastare la “recinzione” dei beni comuni della conoscenza
Il ruolo delle biblioteche di ricerca
Trasformare le biblioteche di ricerca in beni comuni della conoscenza del xxi secolo
Governare i beni comuni della conoscenza
Finanziare i beni comuni della conoscenza
Sostenere la causa dei beni comuni della conoscenza
Opportunità di ricerca
Conclusione

5. Merton liberato? Accesso libero e decentralizzato a materiali culturali e scientifici (di James Boyle)
«Potrai avere la mia Biblioteca del Congresso solo quando...»
Una rete globale open source per il controllo delle informazioni
Oltre l’archivio specialistico? Utenti come progettisti
Con abbastanza cervelli diventa tutto interessante?
Conclusione

6. Preservare i beni comuni della conoscenza (di Donald J. Waters)
La natura mutevole della conservazione nei sistemi di comunicazione scientifica
La conservazione delle riviste elettroniche come problema dei beni comuni
Ruoli, responsabilità e modelli organizzativi per la conservazione
Caratteristiche delle iniziative basate su comunità per la conservazione dei beni comuni della conoscenza
Conclusione

III. COSTRUIRE NUOVI BENI COMUNI DELLA CONOSCENZA

7. Creare un bene comune attraverso il libero accesso (di Peter Suber)
Che cos’è il libero accesso?
Contenuto esente da royalty e generatore di royalty
Letteratura di ricerca ad accesso libero come bene comune intellettuale
Tragedie dei beni comuni oa
Il primato degli autori per il conseguimento di un bene comune oa
Diverse prospettive sui beni comuni oa
Cenni sulle iniziative di Fase 2

8. Come costruire un bene comune: la proprietà intellettuale è limitante, agevolante o irrilevante? (di Shubha Ghosh)
Gli argomenti pro e contro la proprietà intellettuale
Alcuni principi guida per la progettazione di un bene comune
La condivisione dei file e l’utilizzo sperimentale: due beni comuni molto esemplificativi e controversi
Conclusione

9. L’azione collettiva, l’impegno civile e i beni comuni della conoscenza (di Peter Levine)
Un esempio
I beni comuni associativi
Educazione civica dei giovani
L’università impegnata
Radici locali
Lavoro pubblico
Conclusione

10. Il software gratuito/open source come modello per l’istituzione di beni comuni nella scienza (di Charles M. Schweik)
Panoramica dei beni comuni del Free/Libre and Open-Source Software (foss)
Regole in uso: “copyleft”, licenze foss e governo del progetto
Estendere il paradigma collaborativo foss per creare un bene comune della scienza
Conclusione

11. La comunicazione scientifica e le biblioteche: le opportunità dei beni comuni (di Wendy Pradt Lougee)
Convenzioni comunicative nei beni comuni
Tendenze distribuite e aperte
Che cosa cambia: contenuto e pubblicazione
Che cosa cambia: le discipline
Che cosa cambia: le biblioteche
Conclusione

12. EconPort: creare e mantenere un bene comune della conoscenza (di James C. Cox e J. Todd Swarthout)
Microeconomia ed esperimenti
Esperimenti di microeconomia per la didattica
I laboratori di economia sperimentale come strutture di informazione
EconPort: una biblioteca digitale per la didattica della microeconomia
EconPort come bene pubblico locale (fruibile globalmente)
EconPort come bene comune della conoscenza associativo
Sostenibilità: promuovere una comunità di utenti e la diffusione dei workshop
Conclusione

Lezione sul web 2.0

domenica 27 settembre 2009

Piacenza 26 Settembre

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domenica 5 luglio 2009

Progetto Bambino Autore

Il progetto bambino autore stato sviluppato negli scorsi 8 anni dagli insegnati della scuole del sud Milano che vi partecipano sotto la Guida del Maestro Stefano Merlo

giovedì 25 giugno 2009

La Conoscenza Come Bene Comune

La conoscenza è un bene comune non lasciare che venga recintata

lunedì 15 giugno 2009

Come Cambia la Scuola del web 2.0

Ecco la presentazione tenuta ai convegni Montecatini per la formazione LIM

sabato 4 aprile 2009

La conoscenza come bene comune edizione italia



E' uscito un libro molto importante per tutti gli amanti dell'open source e per tutti coloro che pensano che la conoscenza e l'educazione debbano essere pubbliche, vi possano accedere tutti a prescindere dal censo e dal paese di provenienza. Ecco l'introduzione di Paolo Ferri
Oggi attraverso internet la conosenza è potenzialmente disponibile per tutti con un solo click. Ma proprio nel momento della sua apparente maggiore accessibilità, il sapere è soggetto a norme sempre più restrittive sulla proprietà intellettuale, che limitano l'accesso alle risorse on-line. Queste nuove forme di ipermoderne enclosures mettono a rischio il carattere di bene comune della conoscenza. E proprio di fronte a tale pericolo, questo volume ribadisce che il sapere deve essere una risorsa condivisa, il propellente stesso per le moderne società che legano la loro prosperità e il loro sviluppo alla ricerca, alla formazione e alla massima diffusione sociale di saperi creativi e innovativi. Ma come preservare questo bene nell'epoca del neoliberismo informazionale globalizzato? Come evitare che il sistema ecologico-sociale della conoscenza "utile" venga travolto dalla privatizzazione? Per realizzare questo grande obiettivo democratico è necessario ripensare la proprietà intellettuale e il copyright, ma anche il ruolo delle biblioteche, delle istituzioni formative e delle forme di creazione e condivisione digitale dei saperi, così come il modo in cui i nuovi contenuti digitali possono essere conservati e resi disponibili attraverso il web. Open content, creative commons e open source possono costituire un efficace modo di garantire l'accesso alla conoscenza e una sua maggiore e più democratica diffusione globale.

Vai al gruppo di discussione La conocenza come bene comune di Facebook


Il libro

La conoscenza come bene comune. Dalla teoria alla pratica
Hess C., Ostrom E., edizione italiana di Paolo Ferri
Katerinov I.0
Mondadori Bruno, 2009
Pagine: LIV-409

La scuola digitale tre convegni tra febbraio marzo

Un febbraio e marzo denso di appuntamenti sulla "scuola digitale" in ordine cronologico inverso

1. La Fondazione per la Scuola di Intesa San Paolo, ha organizzato a Marzo un convegno internazionale di grande interesse "Una giornata di Scuola nel 2020" che ha fatto il punto sulla stato della "scuola ditale" nel mondo. Il Convegno il 26 e il 27 marzo dedicato al tema delle nuove tecnologie e delle nuove modalità di apprendimento ha offerto una preziosa occasino di incontro per le scuole e per i ricercatori nei vari ambiti delle discipline legate alle tecnologie didattiche. Sul sito sono disponibile anche tutte le relazioni delle due giornate.

2. L'associazione Nova multimedia ha organizzato il Convegno Nati digitali di cui è dispobile anche un e-book.
Nati Digitali è un percorso culturale che aggrega sempre più consensi e menti eccellenti. A Milano il 20 marzo grazie a Dianora Bardi, Presidente dell’Associazione no profit Nova Multimedia e referente ENIS si riuniscono esperti di ogni settore culturale per riproporre un momento di riflessione sulle caratteristiche della prossima generazione di uomini. A Milano la parola è stata data anche ai Nati Digitali con l’intervento dei giovani che proporranno i risultati di un questionario promosso dalla Bardi. Al tavolo dei relatori Maria Pia Rossignaud, direttore di Media Duemila ed unica italiana ad aver partecipato alla serie di seminari organizzati dalla Biblioteca del Congresso sui Nati Digitali, Derrick de Kerckhove, guru internazionale del mondo della cultura digitale, Edoardo Boncinelli scienziato esperto del cervello, Giovanni Biondi Direttore generale dell’ANSAS, i professori Giovanni Degli Antoni, Paolo Ferri, Piercesare Rivoltella, 'esploratore digitale David Orban, il giornalista Paolo Liguori, direttore di TGcom.
Un parterre eccezionale che darà risposte a tante domande, fra le quali evidenziamo quelle legate a nuovi percorsi di formazione, a nuove infrastrutture ed inve

3. L'ADI, in collaborazione con Fondazione per la scuola ha organizzato anche il Seminario internazionale “Da Socrate a Google. Come si apprende nel nuovo millennio”, tenutosi a Bologna il 27 e 28 febbraio scorso e organizzato dall'Associazione Docenti Italiani (ADI), la relazione di Norberto Bottani, già alto funzionario OCSE ed ex-Direttore dello SRED, Ginevra; membro del Consiglio Direttivo della Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo.

venerdì 14 novembre 2008

Dati della ricerca sulla Dieta mediale degli Studenti della Bicocca

Dopo la due giorni di Convegni di settimana scorsa alla Bicocca ( www.numediabios.eu ) posto i link alle presentazioni del 6 e del 7 e più sotto una breve riflessione sui nativi digitali

Presentazione 6 Novembre La dieta mediale digitale degli studenti della Bicocca

" video


presenta 7 Digital Kids





Nativi digitali una razza in via di apparizione
Paolo Ferri

Dal 1996 in Italia si sta affermando una nuova versione 2.0 dell’Homo sapiens, si tratta dei nativi digitali, sono tutti i bambini che sono nati dopo la diffusione di internet (dicembre 1995, gennaio 1996, primi browser commerciali). I nativi digitali sono diversi da noi figli di Gutenberg, sono nati in una società mulischermo e preferiscono allo schermo passivizzante della televisione gli schermi interattivi:cellulare computer, oppure quello della televisione ma connesso alla playstation , lo schermo del cellulare è per loro un spazio per comunicare (SMS), ma è soprattutto quello del computer connesso ad internet lo schermo che amano di più. A scuola (dati OCSE PISA, 2007) a casa e con gli amici (Dati AIE 2007) il perimetro della identità comprende anche la loro identità on-line. Per noi nativi Gutenberg, il blog o la posta elettronica sono strumenti, per loro sono una parte integrante dello loro immagine del sé e delle loro relazioni sociali.
Fra i 14 e i 19 anni l' 88 % degli adolescenti partecipano a forum o scrivono sui Blog (AIE Contenuti digitali, 2007)
Si “espongono” sui Blog o su You tube, vivono sullo schermo, per esprimersi, per apparire, per comunicare e per stabilire relazioni sociali ed affettive. Il modo in cui vedono e costruiscono il mondo è differente. I “nativi” digitali hanno, infatti, a disposizione una grande quantità di strumenti digitali di apprendimento e comunicazione formativa e sociale: il Web, i Blog, l’Ipod, MSN Messanger, il telefono cellulare, le chat, all’aula virtuale, Wikipedia o Myspace. Il comportamento di apprendimento più originale dei “nativi” è il multitasking: studiano mentre ascoltano musica, e nello stesso tempo si mantengono in contatto con gli amici attraverso MSN, mentre il televisore è acceso con il suo sottofondo di immagini e parole. Il problema del sovraccarico cognitivo è risolto attraverso il continuo passaggio da un media a un altro, tramite uno “zapping” consapevole tra le differenti fonti di apprendimento e di comunicazione. I digital native, infatti, stanno imparando a “navigare” tra i media in maniera non lineare e creativa. Noi adulti cerchiamo sempre un “manuale” o abbiamo bisogno di strumenti per inquadrare concettualmente un oggetto di studio prima di dedicarci a esso.
I nativi no! Apprendono per esperienza e per approssimazioni successive. Non è detto che sia un dato positivo ma è un fatto. Utilizzano una logica che è più vicina a quella “abduttiva” di Perice, che non a quella induttiva/deduttiva di Galileo. Procedono attraverso una scoperta multi prospettica e multicodicale del senso dell’oggetto culturale o di apprendimenti che esplorano e costruendosi man mano gli strumenti adatti e le strategie adatte. Imparano dagli errori e attraverso l’esplorazione, piuttosto che mediante un approccio storico o logico sistematico. Inoltre la condivisione con i pari, la cooperazione, l’utilizzo di differenti approcci al problema dato e di molteplici codici e piani di interpretazione per risolverlo li differenziano radicalmente rispetto a noi. Un approccio “open source” e cooperativo alle fonti del sapere che è ben rappresentato dal modo in cui i giovani condividono la musica, il sapere e le esperienze online attraverso i più diversi strumenti di comunicazione digitale sul Web. I digital native, piuttosto che interpretare configurano; piuttosto che concentrarsi su oggetti statici, vedono il sapere come un processo dinamico; piuttosto che essere lettori o spettatori sono attori e autori dell’apprendimento. Una approccio alla conoscenza che può essere descritto efficacemente dallo schema oppositivo rispetto a noi immigranti gutemberghiani.
Non è un fenomeno marginale, oltre 60.000.000 di adolescenti e preadolescenti statunitensi hanno una sito, una loro identità on-line su Facebokk o My space. Sono simbioni strutturali della tecnologie, sono indifferenti al copy right e condividono musica immagini suoni e sapere sulla rete con i loro pari. I digital native ci pongono anche un problema a noi figli del libro e immigranti digitali, come stabilere un linguaggio comune, come entrare in contatto nella scuola ma anche nella vita con loro. Non è un piccolo problema, la cultura scritta sta cambiando forma e non traghettare in digitale la memoria analogica della cultura dell’homo sapiens 1.0 è la sfida e la responsabilità che portiamo noi Gutenberg native

sabato 25 ottobre 2008

Per la scuola e l'università

Cari tutti vi invito, se condividete ad iscrivervi al gruppo su Facebook per la scuola e la ricerca


A favore dell'istruzione e della ricerca! No alla L.133/08

L'obiettivo è far capire che con la 133/08 ci perdono sia gli studenti,ricercatori e professori che l'Italia nel suo complesso


http://www.facebook.com/profile.php?id=676190765&ref=profile#/profile.php?id=676190765&v=app_2318966938&viewas=676190765


a presto

venerdì 17 ottobre 2008

Invito ai convegni su Immigranti e nativi digitali 6 e 7 Novembre in Bicocca

Cari tutti nell'invitarvi alle iniziative qui sotto vi segnalo un bell'articolo sul Facebook dell'espresso " vediamo su Facebook" di Federico Ferrazza http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2045168/1

Wireless e l’Università degli Studi di Milano Bicocca sono liete di invitarLa all’evento Tech IT Easy, Festival delle tecnologie amichevoli.

Organizzato da Wireless e dall’Università degli Studi di Milano Bicocca, in occasione dei festeggiamenti per il decennale del prestigioso Ateneo milanese www.decennalebicocca.it,
TITE è un evento di 3 giorni con importanti appuntamenti dedicati all’incontro tra gli operatori pubblici e privati – Istituzioni, Aziende, Università, Media – e finalizzati ad avvicinare le aziende al mondo della ricerca universitaria. Gli eventi in co location: TELEMOBILITY FORUM www.telemobilityforum.com TEQNOPOLIS www.teqnopolis.eu INNOVEXPO 2015 www.innovexpo2015.com, IWCE EXPO www.iwceitaly.com;

La Facoltà di Scienze della Formazione e il gruppo di ricerca Numedia Bios dell’Università degli Studi di Milano Bicocca organizzano, nei giorni 6 e 7 novembre 2008, un convegno dal titolo Nativi e Immigranti Digitali, il cui tema centrale è la definizione del panorama e dei trend di sviluppo nel consumo dei media digitali in ambito personale, familiare, pedagogico.

Il 6 novembre, l’Osservatorio Numedia Bios presenta, in collaborazione con Radio24 e Bruno Mondadori, una ricerca effettuata tra gli studenti universitari volta ad indagare l’effettiva consistenza e lo spostamento dei consumi mediali dall’analogico al digitale e il passaggio da un atteggiamento consumer a un’attitudine prosumer. I risultati saranno discussi dai ricercatori della Bicocca insieme ad un panel di esperti nazionali e internazionali tra i quali Geert Lovink (autore di Zero Comments, Bruno Mondadori, 2008), Sergio Saviori (direttore editoriale di Edumond), Massimo Riva (Brown University), Carlo Formenti (Università di Lecce).

La giornata del 7 novembre, organizzata in collaborazione con la Fondazione IBM Italia, RCS ed ETAS, è dedicata alla discussione delle categorie definite di nativi e immigranti digitali, allo scopo di comprendere come le tecnologie digitali stanno cambiando il modo di vedere, costruire ed apprendere dei Digital Kids. Nel corso della mattinata verranno presentati i dati della ricerca “Bambini e Computer” e il volume “Digital Kids” (Etas, 2008, a cura di Susanna Mantovani e Paolo Ferri). I risultati di ricerca verranno discussi con alcuni tra i massimi esperti internazionali di questa tematica tra i quali Antonio Battro (Harvard University, OLPC Project), Francesc Pedrò (OCSE), Marc Prensky (autore di Mamma non rompere, sto imparando, 2008, http://www.mammanonrompere.com).


La partecipazione è gratuita, previa registrazione sui siti degli eventi.
Per info |Segreteria Organizzativa |Tel 02/48100306 |e-mail a inforeq@gowireless.it

domenica 12 ottobre 2008

Dopo Democrazia Digitale appuntamento al 6 e 7 Novembre

Dopo Democrazia Digitale appuntamento al 6 e 7 Novembre
Cari amici,
sono davvero grato a tutti coloro tra voi che hanno partecipato alla Conferenza di Venerdì in Bicocca, come vi dicevo in presenza è solo il primo di una serie di appuntamenti sulla cultura digitale che organizziamo in Bicocca, in particolare vi segnale i due Convegni del 6 Tracce analogiche e del 7 Novembre Digital Kids dedicati ad approfondire la coppia Immigranti e Nativi digitali,

6 Novembre
- Tracce analogiche. La dieta mediale degli universitari Milanesi
In ... Visualizza altrocollaborazione con Bruno Mondadori e Radio 24
- 7 Novembre - Digital Kids. Come i bambini usano i computer e come potrebbero usarlo genitori e insegnanti
per info
http://www.numediabios.eu

giovedì 9 ottobre 2008

Vi aspetto tutti in Bicocca domani

Se volete ci vediamo domani in Bicocca in Aula Magna per Democrazia Digitale

lunedì 8 settembre 2008

I pardossi della democrazia digitale 10 ottobre - 9.30 alla Bicocca

Ricominciamo a parlare di Web alla Bicocca. Siete tutti invitati al convegno “Forme e paradossi della democrazia digitale: protesi cognitive, social networking, blogosfera e wikiscenza”. L’appuntamento è per il 10 ottobre in Bicocca, dalle 09.30 alle 13.30 Edificio U6 aula 4.

Siete tutti invitati a partecipare ecco il link del blog ufficiale del convegno e del relativo gruppo su Facebook. Sono già pronte per partire anche le altre piattaforme e servizi 2.0 (Flickr, YouTube, Mogulus, Slideshare, Twitter) ma anche il gruppo di Gianluca Nicoletti, il girnalista ed esperto di Web che conduce con me la giornata.

Perché un convegno sulla democrazia digitale? Questa la spiegazione:

Nell’ambito degli eventi per il decennale dell’Università degli Studi di Milano Bicocca, la Facoltà di Scienze della Formazione organizza, nei giorni del 9 e 10 ottobre, un Convegno dal titolo “Democrazia e Conoscenza”. All’interno di tale Convegno è prevista, nella giornata del 10 ottobre, una sessione “evento” organizzata in collaborazione con la Facoltà di Giurisprudenza, dedicata ad approfondire le tematiche del rapporto tra democrazia, forme di partecipazione sociale, relazione e formazione abilitate dalle nuove tecnologie della comunicazione.


Il tema principale attorno a cui vi svilupperà tale sessione è rappresentato dai “paradossi della democrazia digitale”. La fase attuale del web, denominata sempre più spesso come “web 2.0″, sembra aver rivoluzionato le dinamiche e i paradigmi tradizionali della Società dell’informazione. Grazie all’espansione e alla relativa legittimazione degli User Generated Content (UGC), gli utenti abbandonano lo status semi-passivo di spettatori per trasformarsi in “prosumer”, ovvero consumatori e allo stesso tempo produttori attivi di conoscenza. Quest’ultima, la conoscenza, rappresenta per molti studiosi il principale vettore di innovazione attorno a cui modellare un nuovo ordinamento non solo culturale, ma anche economico e sociale.

E' opportuno ritrovare le ragioni di tale trasformazione in quelle piattaforme del nuovo web che, oltre a rappresentare efficaci strumenti per la produzione di conoscenza, sono capaci soprattutto di elevarsi a inediti spazi sociali e relazionali. Ne è conseguenza diretta una decisa ridefinizione della comunicazione, intesa nel senso più alto del termine, che passa attraverso un diverso modo di vivere e comunicare le relazioni sociali “in presenza”. A cambiare, infatti, sono le forme e i contenuti atti a descrivere i vissuti, le esperienze, le narrazioni collettive e individuali.

Questo desiderio di mettere in condivisione informazioni, conoscenza, e conseguentemente tracce della propria identità, è avvalorato da una nuova generazione di strumenti digitali - blog, social network, wiki - in grado di abilitare interessanti dinamiche di partecipazione sociale e di relazione. A fronte di tutto ciò, è lecito chiedersi quanto sia effettivamente democratica questa particolare partecipazione. Diviene nuovo luogo della decisione o realizza, forse, un vero e proprio “paradosso della democrazia”: tutti possono interagire ma non realmente incidere? L’orizzontalità della comunicazioni in rete è davvero un strumento di democrazia? Ancora, in che senso è possibile trasformare queste protesi comunicative in un “luogo di reale”, connesso dunque in maniera diretta con la realtà della partecipazione alle decisioni? A queste ed altre domande proveremo a rispondere nella nostra tavola rotonda grazie al contributo dei relatori presenti.

Questo il programma ufficiale del convegno:

Conducono:
Paolo Ferri, docente di Tecnologie didattiche e Teoria e tecnica dei nuovi media presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli Studi Milano Bicocca.

Gianluca Nicoletti
, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo, attualmente speaker di Radio 24 e editorialista de La Stampa.

Key note: Derrick de Kerckhove, Direttore del Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia ed autore di La pelle della Cultura e dell’Intelligenza Connessa (”The Skin of Culture and Connected Intelligence”) e Professore Universitario nel Dipartimento di lingua francese all’Università di Toronto. Attualmente è docente presso la Facoltà di Sociologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II dove è titolare degli insegnamenti di “Metodi e analisi delle fonti in rete”, “Sociologia della cultura digitale” e di “Sociologia dell’arte digitale”.

Panel di Discussione:
Paolo Giuggioli, presidente Ordine degli avvocati di Milano.

Andrea Rossetti, Facoltà di Giurisprudenza - Università degli Studi di Milano - Bicocca.

Pier Cesare Rivoltella, direttore del Cremit Centro di ricerca sull’educazione ai media all’informazione e alla Tecnologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Antonio Sofi, consulente politico, blogger, esperto di giornalismo e nuovi media. Insegna Fonti e Processi Produttivi nel Giornalismo e Sociologia delle professioni dei nuovi media a Scienze Politiche, Università di Firenze.

Gino Roncaglia, ricercatore in filosofia presso l’Universita’ della Tuscia di Viterbo. Nell’ambito della sua attivita’ universitaria, coordina dal 1996 un seminario di teoria e pratica degli ipertesti e ha da due anni l’affidamento dell’insegnamento di informatica applicata alle scienze umane.

Massimo Mantellini, blogger, scrive per Punto Informatico, IlSole24ore, Impulsoweb.

Frieda Brioschi, è stata uno dei 18 membri fondatori di Wikimedia Italia e il suo primo presidente.

Robin Good (video-intervento preregistrato), editore online, esperto di comunicazione dei nuovi media, attivo nella ricerca, composizione e pubblicazione di testi che riguardano le nuove tecnologie per l’insegnamento, il business ed il cambiamento sociale.

Marco Pancini, Google European Policy Counsel.

Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore, conduttore radiofonico e televisivo, attualmente speaker di Radio 24 e editorialista de La Stampa.

Giovanni Pola, Marketing & Sales Manager Connexia.

venerdì 29 agosto 2008

Nemo e Disneyland consiglio e sconsiglio

Riprendo a postare dopo le vacanze con il consiglio e lo sconsiglio dell’estate sempre in tema di tecnologie e apprendimento
Il consiglio è per chi passa da Amsterdam e ha dei bambini tra i 3 e i 16 anni si tratta del “Museo” della scienza Nemo http://www.e-nemo.nl/en/ si tratta di un laboratorio di scienza e tecnologia di 5 piani nel porto vecchio di Amsterdam un’esperienza da fare soprattutto per insegnanti e docenti, si fa esperienza di come insegnare la scienza e la tecnologia ai bambini divertendosi davvero unico, né a Boston né a New York c’ò nulla di simile

Lo sconsiglio è un po’ scontato ma non avevo mai preso un fregatura simile. Tornado dall’Olanda sono passato da Parigi, e mi è venuta la malaugurata idea di portare mio figlio a EuroDisney (http://www.disneylandparis.it/ ) . Non era mai stato in parchi simili nemmeno a Gardaland, ma non ci tornerò più. 60 euro di biglietto (per 3, 180 euro, meno dieci per mio figlio, 170 euro di fregatura solenne) per acquistare il vuoto. Causa code ed affollamento le “attrazioni” erano inaccessibili. Sono arrivato alle 11.30 del mattino e la prima “attrazione” cui potevo aver accesso con mio figlio era alle 16.10, delle banali e bruttine montagne russe camuffate da avventura di Indiana Jones. L’unico posto dove la coda era sotto l’ora era un “Castello della paura”. Pensavo si trattasse di un normale tunnel dei fantasmi da luna park e invece non un ascensore di 20 metri dove di sperimentano i vuoti d’aria in versione maxi. Non varcate mai la porta di EuroDisney, o di parchi similari.
A presto e ben tornati

domenica 27 luglio 2008

Refuso nel nome del recensore sul Manifesto

Mi scuso con tutti un particolare con Luigi M. Reale per il refuso nel post precedente, sono un po' dislessico e il post era dell cinque del mattino

a presto

Paolo Ferr

sabato 26 luglio 2008

Un bell'articolo di Luigi M. Reale sul Manifesto



Riprendo e pubblico volentieri un bell'altricolo di Luigi M. Porta
http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/25-Luglio-2008/art63.html>
in particolare è molto interessante il riferimento implicito di Luigi M. Reale al progetto, OLPC http://laptop.org/it/index.shtml